Il Crocifisso e la Regalità Sociale di Gesù

 

Da quel che leggo qua e là in Rete, la decisione della corte europea “dei diritti dell’uomo” (sic.) ha scatenato le indignate reazioni da parte di tanti. Quasi tutti mettono in luce la prevaricazione verso la nostra tradizione, le radici cristiane, il simbolo universale di sofferenza e redenzione, e tante altre cose del tutto condivisibili. Tutto vero, e l'indignazione ci sta indubbiamente benissimo dopo aver letto la sentenza, capolavoro di anticristianesimo scaltramente mascherato. Ma questo non cancella certe domande, insieme all’idea che la decisione della corte, maliziosa e tragica quanto si vuole, ha dalla sua una triste coerenza.

 

Dunque, forse è anche bene interrogarsi sul ruolo fondamentale che la perdita di identità da parte della Chiesa ha avuto in tutto questo, insieme all’indubbio aiuto portato alle forze anticristiane dalla crisi causata dal crollo del principio di autorità ai vertici della Chiesa (appannamento del Magistero papale, frattura tra i vescovi ecc.). In una parola, la rinuncia di tanti rappresentanti di Cristo a essere portatori della Verità da Lui annunciata.

Fondamentale, in questo senso, mi sembra la riflessione sulla rinuncia all’idea della regalità sociale e visibile di Cristo, anche su questa terra, da parte delle gerarchie ecclesiali, che troppo spesso parlano di un regno puramente invisibile e spirituale, con il risultato di relegare la fede nel cantuccio dell’invisibilità. Il che non è nello spirito di Cristo e del Vangelo. Il diritto di Gesù a regnare sui popoli e sulle genti dovrebbe invece avere una dimensione visibile e pubblica, con il sostegno anche delle autorità civili, pur nella separazione tra Chiesa e pubblici poteri esecutivi, comunque subordinati all’autorità spirituale della Chiesa e del Papa vicario di Cristo.

 

Tutto questo ha avuto conseguenze che hanno lentamente favorito l’estinzione quasi totale della civiltà cristiana in Europa, e ha instillato nella Chiesa principi errati che hanno permesso di sviluppare strategie che, sperando di ricavarsi uno spazio per l’azione in società sempre più scristianizzate, hanno in realtà portato la Chiesa all’insignificanza sociale e a un ruolo sempre più defilato nella società pubblica. In questo senso, mi pare che l’esempio del la revisione del concordato del 1984 tra Chiesa e Stato italiano sia emblematico. Con esso la Chiesa, per un pugno di dollari, nella sostanza ha scelto di essere equiparata a qualunque altro culto, rinunciando a uno status privilegiato per lanciarsi nella competizione con tutti gli altri culti. Sbagliando gravemente, a nostro avviso. Non che la tutela delle autorità potesse sperare di arginare l’immane fenomeno della scristianizzazione; ma per lo meno, nel soccombere la Chiesa avrebbe avuto la coerenza di proclamare la Verità in maniera limpida e senza macchia, invece di sciogliersi nell’abbraccio, talvolta interessato, con il mondo, confondendosi con esso e accettando i principi del relativismo. La logica conseguenza è il dover accettare il fatto che la progressiva scristianizzazione del mondo occidentale porti inevitabilmente a cose come l’abolizione del Crocifisso.

 

Invocare l'universalità di un simbolo come la Croce non basta, è inutile se in una cultura non si riconosce più la Verità, anzi, la si rifiuta o si è indifferenti: e questo è quello che accade oggi in Italia. L’illusione della Chiesa di oggi, più che altro i vescovi della CEI e tanti cardinali, mi pare, è quella di considerare l’Italia ancora cristiana, e accontentarsi dell’andazzo attuale, visto con gli occhiali rosa. Così, pochi laicisti anticristiani hanno buon gioco su una massa informe e scristianizzata. Ci si accontenta della tradizione, delle radici cristiane e via chiacchierando. Ma se un segno come il Crocifisso diventa solo tradizione culturale, per quanto universale e alta, e non Verità assoluta, potrà essere un giorno superata e, prima o poi, sostituita da qualcos’altro. Che so, tanto per dire l'uomo di Leonardo al posto del Crocifisso. O anche nulla, tanto va bene lo stesso. Lo Stato italiano poi si è messo sotto il giogo dell'Europa neo-illuminista, massone e anticristiana, e ne segue le direttive. Quali diritti può accampare quindi la Chiesa, quali argomenti decisivi può invocare per essere difesa da uno stato che ormai riconosce altri padroni, dato che ha Lei stessa rinunciato all'idea del culto pubblico dovuto alla Verità anche da parte delle autorità civili? Un buona fetta della Chiesa - vedi i vescovi irlandesi - ha attivamente spinto e applaudito all'approvazione del nefasto trattato di Lisbona: fatto emblematico, questo.

 

Con quale argomenti si vuole quindi impedire di fare la guerra al Crocifisso? Come, e in base a che titolo imporre il Crocifisso a una maggioranza sempre crescente di indifferenti- se va bene - sempre più infastiditi da simboli di identità salda?. Soprattutto, quando parte di chi lo dovrebbe sostenere apre la porta ai propri nemici. Dunque, disconoscere la regalità di Cristo sulla società, sull'uomo e sugli stati porta logicamente a questo. Chi è in grado allora di offrire argomenti veramente convincenti con cui poter difendere il Crocifisso sulle pareti?

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Paolo